venerdì, 20 aprile 2007 | Posso?

La Ragazza che si sposa.
[Quando sono nato
 avevo circa quattordici anni
]

                                                 
E.J.

Al mare ogni oggetto in casa getta sul muro una sagoma. Ombre grigie , quasi nere. Ed io riesco ad indovinare una forma mostruosa in ognuna. Tutte le cose disegnano toppe di buio lungo le scale, addosso alle porte, negli angoli tra le pareti. Ora dopo ora i pezzetti di notte crescono, si fanno più densi, si allungano come unghie di gatto infinite, e arrivano dappertutto. Di notte si incontrano tutte, prendono possesso delle stanze, le ricoprono completamente. Un’orgia silenziosa di mostri. A quel punto non so più distinguerli, non posso districare il groviglio di ombre. Mi sembra orribile poggiare i piedi sull’assito omogeneo dei miei orrori, e mi salta in mente che tra di loro c’è anche la mia ombra, sola. Per questo esco di sera. Almeno le paure non sono le mie.
 

Sulla spiaggia ogni luce si raddoppia. Si raddoppiano le stelle e si raddoppiano i lampioni – che poi, sempre stelle sono. Io vado in giro a piedi nudi, e la sabbia è così fredda e azzurra che mi sembra di camminare nello zucchero. Sto sempre attento a non passare sul bagnasciuga, perché altrimenti potrei perdere le mie orme, e non saprei come tornare indietro. Faccio così perché so sempre dove devo tornare ma spesso mi capita di non sapere dove voglio andare, quindi non posso prevedere che percorso farò per tornare a casa. A volte immagino di essere l’ultimo essere umano sopravvissuto ad un cataclisma che ha distrutto il Mondo, e mi sembra di camminare sul deserto e sull’acqua come Adamo quando non era ancora un uomo. Stasera non posso, perché c’è una donna. Mi piace ascoltare gli scogli che infrangono le onde. E’ come se proteggessero la mia strada.


Ci conosciamo in fretta perché siamo solo due, e perché è notte. Di giorno ci si guarda, di notte ci si parla. Lei sa di borotalco e di sigaretta, ed io non riesco a sentire il mio odore ma spero sia all’altezza. Stiamo fermi a parlare. Forse perché le case da qui sembrano sciogliersi in acqua, forse perché nessuno dei due vuole confondere le proprie orme con quelle dell’altro. Sarebbe strano se domattina, tornando indietro, mi ritrovassi a casa sua. Nel suo letto disfatto, accanto al portacenere pieno, con i fermagli appesi all’abat-jour e l’aria vagamente percorsa da note di lacca per capelli. Lo vorrei forse, ma vorrei lei con me. E invece lei sarebbe a casa mia.
 

Mentre ci penso mi viene da chiederle
“anche tu scrivi?”
Non riesco a capire se sorrida o meno.
“sì, ho imparato nel 1990.”
“…sei precoce.”
Ora sorride certamente.
“no, avevo sei anni e andavo in prima elementare…”
Ride. Mi piace. Mi offre una sigaretta. Al mare fumare fa bene, mi pare…di averlo già detto.
“Te ne davo ventisei, non chiedermi perché.”
Rido anche io, piano.
“Non ti preoccupare. Spero di non cambiare molto nei prossimi tre anni…”
Ci baciamo piano, tendendoci l’uno verso l’altra senza muovere un passo. Poi abbasso gli occhi. Le mie orme ci sono ancora, riesco a distinguerle. Torniamo con calma indietro, ognuno nella sua direzione. Sento una vecchia radio gracidare lontano come se stesse per morire. Io non sto per morire, però canticchio.
 

L’ora dell’appuntamento che mi ha dato mi rintocca in testa ogni minuto. Tre ore prima mi sembra già di essere in ritardo, e tutte le ombre sull’orologio mi spostano le lancette. Ho le scarpe piene di sabbia, e quando esco mi sembra di essere già in spiaggia. Non sono tornato a casa, e per poco non mi sono addormentato su una panchina. Non mi sono nemmeno guardato allo specchio, perché la nostra voce è diversa da come la sentiamo, ed è di nuovo notte. Se pensassi che sia possibile direi che il cielo è viola, e che io sono un gigante d’acqua. Sono in ritardo davvero, ma non mi interessa. Mentre ritrovo le mie orme di ieri e torno a calpestarle penso di essere felice, perché sono da solo. Tutti passano insieme, indesiderabili, come una marea di catrame che finisce in un pozzo di catrame. Lo sciamare nero della gente sul mondo è una specie di corteo funebre. Ognuno in lutto per i morti che calpesta passando. Io invece stanotte sono da solo. Misuro il tempo in passi, come un poeta. Raggiungo le fine delle mie orme in tempo, mi sporgo come ieri. Ma lei, non c’è.
 

Mentre torno indietro è quasi mattina, ma non c’è luce. Se mi guardo indietro le orme di lei non si vedono, e non so perché. Mi guardo i piedi e mi accorgo che ho ancora le scarpe, sorrido. Perché uno dovrebbe togliersi le scarpe in spiaggia? Le scarpe non servono appunto per essere sporcate al posto del piede? Mi sembra tutto un po’assurdo, quindi mi sento normale. Sospetto di non aver mai desiderato di incontrarla davvero, sospetto addirittura di essermela immaginata. Una cosa simile a quella delle ombre per casa. Mi scrollo di dosso il mare come un cane bagnato, e ritrovo la strada per il mio appartamento. Appena entro cerco di non pensare ai mostri sotto ai piedi, e non levo le scarpe. Di proposito stavolta. Allungo il braccio verso l’oracolo di mia madre, e tiro le monete alla luce del cellulare. “La Ragazza che si sposa – Imprese recano sciagura, nulla che sia propizio”. Sospiro. Mi sento ancora l’ultimo sopravvissuto. Non sto canticchiando, ma forse…
 

Appena apro la porta della mia stanza sento un odore che ricordo, estraneo. Cammino in punta di piedi sulle lame di luce proiettate dalle fessure delle persiane. Qualcosa scivola nel letto, stravolgendo l’orografia della coperta. Immagino un milione di orribili creature, un affastellarsi di presenze inquietanti. Sento la stanza che mi si stringe addosso, e il buio si fa pesante, tiepido, come un panno bagnato. Ascolto uno sbadiglio, i peli della schiena mi si drizzano come se stessi per avere un orgasmo.
 

“Scusami…alla fine ho seguito davvero le orme sbagliate. Stasera il cielo era viola, e tu non tornavi…volevo stare qui forse, ma volevo te con me.
Accenderesti la luce?”

Cerco a tentoni l’interruttore che non toccavo da tanto tempo.
Lo schiaccio,
e tutti i mostri tornano nelle loro tane.
 
[Clown Admirable en vérité! B.]

Musica:
Yann Tiersen.
Foto: Me, Daniela, Frà.
Tnx to: L. Marino, L.Mogini, E.Jonesco, A.Savinio, C.Zavattini, Palermo & Nightmares.
---
Stellerubate
 
 

Fumo negli occhi alle 03:54
commenti (6)??


Al mio eroe. Con immutato affetto.
"Un faro nella notte è di certo più utile di una torcia. Però si fa fatica a tenerlo in mano. "


Dall'Infanzia al debutto
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"Poichè ogni nostro intento fiorisce dall'esito, si debutta malaccio, checchè ne abbia pensato la critica dell'"è nata una stella" d'allora. "

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-Sua Madre voleva chiamarlo Andrea, ma uscì con un urlo tale che dovette scegliere un nome più altisonante.

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Certe volte mi giro e sento il tuo odore e non riesco ad andare avanti cazzo non riesco ad andare avanti senza esprimere questo terribile cazzo tremendo fisicamente doloroso cazzo questo desiderio che ho di te .

Sarah Kane

- Dovevo portare te all'esame. Sono bravissimo a parlare di te
- Mi avresti elogiato abbastanza?
- A metà. Ti avrei smontato e poi rimontato
- Al mio esame ho gridato 'duce'. E'stato pirotecnico
- Adoro i fuochi d'artificio
- Fireworks!
- Che inglese viscerale..
- Sì, sottopelle, assolutamente.

E' meglio che ogni nodo si slacci
e vincano i sopravvissuti
e il sangue lavi la memoria
come un utero

---


Sono meglio io.

Georgia corpo 12, perchè non sono intelligente, sono brillante.
Lucky Strike Red,
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non viola, perchè non sono bello, sono interessante.
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Perchè Marzia.

"Amore perchè mi guardi male, io ti amo!"

"...mi hai appena tirato un polipo in faccia..."

* Marzia abita nei miei capelli ma scivola.
Marzia è rosa ed è anche un poco scioccah.
Marzia è una scimmia emo.
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E poi vienimi a dire che non ti amo...<3


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