lunedì, 25 maggio 2009 | Posso?

Oggi mi è capitato di pensare alla mia vita senza di te, a come sarebbe. Romanticamente uno pensa, senza riflettere, ‘sarebbe vuota’. ‘Sarebbe brutta’ uno dice subito, così, senza soffermarcisi. E invece no, se ci stai un attimo a pensare. No, nient’affatto; sarebbe una vita piena. Ti dirò di più, sarebbe una vita bella. Aspetta, non ti offendere, seguimi. Dammi retta. Preferiresti essere l’alternativa a una vita brutta? Ma se qualunque cosa è meglio di una vita brutta! Qualunque amore va bene se hai una vita brutta. Qualunque storia. Il nostro è un amore qualunque? Ok, ok, lo so che i ganzi innamorati dei film dicono sempre ‘da quando sto con te la mia vita non è più vuota’, ma pensaci un attimo. Che ci vuole a riempire una vita vuota? Cosa c’è di peggio che essere un riempitivo? Un diversivo? Mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare, ma andiamo! Quello si è suicidato! Io non sto con te per evitare di ammazzarmi, né per dare un po’di luce a un’esistenza buia, né per evitare di farmi troppe seghe. Sto bene, sono soddisfatto, sono pieno di cose da fare, di amici, di progetti. Tu non sei l’unica persona in una stanza vuota, l’unica cosa bella su una tela bianca, l’unica possibilità. Piuttosto, sei l’unica in mezzo a una piazza gremita, la più bella, la possibilità migliore. E lo sei certamente, perché ho sperimentato molte qualità di felicità prima di decidere che quella che mi dai tu la voglio per tutta la vita. Non è meglio così? Insomma, quello che voglio dire è che tu non sei meglio di niente. Sei meglio e basta.
 
[Adesso vieni vicino ti abbraccio che hai freddo alle mani M.G. ]

Fumo negli occhi alle 23:22
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giovedì, 29 gennaio 2009 | Posso?

# Il fischio che l’acqua per il tè esplose, costretta nella valvola dalla puntuale vaporizzazione delle decembrine cinque di mattina ricorrenti trenta volte per dieci nel corso dell’ultimo decennio in ogni dove – ma tanto rumorosamente segnalate, forse, solo nei pressi delle pentole a pressione più rigorosamente inglesi e più clamorosamente rimbambite tra quelle dotate di proprietà ectoplasmatiche – colse di sorpresa la pirofila bucata sul fornello accanto. Vibrando di colpo attraverso lo sfintere squisitamente britannico di un certo bollitore importato, ecco, quel fischio gagliardo, improvviso, preciso da regolarci l’orologio, costrinse all’attenzione ogni grammo di acciaio inossidabile ingrassato dall’uso di ogni utensile liso d’illuso strofinio di ogni ripiano coperto di giornali estintisi di ogni singolo pensile sgangherato nel cucinotto odoroso di brodo che ancora oggi si affaccia timidamente su piazza degli Spazzini, ad Acquasparta, vicino Spoleto. Quel pomeriggio, dì di sant’Eligio vescovo, patrono dei maniscalchi e de’veterinari, era il primo dei trecento a venire che hanno visto – o più azzeccato sarebbe dire, magari, ‘che hanno udito’ – il sibilo fantasma garrire esatto dodici ore prima dell’ora del tè; e non ci fu bricco sbeccato, strofinaccio stropicciato o sgabello scalcagnato che non ne rimase discretamente stupefatto, manifestando il proprio garbato disappunto con uno di quei sussulti dissimulati tipici delle suppellettili ben educate. D’altronde, non poteva essere che il primo dal momento che, con grande disappunto del dismesso vecchio paiolo corvino incrostato di caligine il quale, nell’arco di tre lustri di onorato servizio, aveva visto più bolle di un palombaro e più infusioni di uno speziale indiano, la fiammante pentola a pressione dagli ambigui trascorsi aveva trovato posto sugli ugelli sfiatati del fornello a gas della nostra cucina umbra – quella proprio oltre l’abbaino incastonato alla sommità dell’unico isolato della piazza, quella piccina – solamente il giorno avanti, ultimo di Novembre, dì di sant’Andrea Apostolo e festa nazionale scozzese.
Volendo dar credito alle storie, impossibili da riportare qui dato il pessimo italiano in cui erano state composte, della coppia di topi domestici immigrati che abitano il forno in disuso di quel cucinino da quando la signora Rachele Rachelli-Fiordiscatti, impareggiabile pasticcera, lo ha abbandonato per metterlo in affitto; il misterioso bollitore forestiero sarebbe giunto in Italia nel bagaglio di un gentiluomo presbiteriano di Aberdeen, grande cultore dell’occulto e castellano in pensione di una torre infestata nei paraggi di Cast Hollow, Aberdeenshire. Tale rispettabilissimo signore, a proposito del cui nome i due roditori, in disaccordo sulla sillabazione, non hanno ancora raggiunto un compromesso, aveva deciso di impacchettare alcuni oggetti particolari accumulatisi nel magazzino del maniero costiero per portarli a Roma e mostrarli al Papa, suo corrispondente intimo da prima dell’investitura, al fine di discuterne con lui l’eventuale esorcismo. Si trattava, infatti, d’oggetti posseduti, come si è detto di taluni disgraziati biblici e come si dice ancora di talaltre disgraziate le quali, di biblico, conservano ironicamente la sola metodologia di servizio in pigione agli avventori. In buona sostanza, per non lasciare scampo agli equivoci, diremo che erano sette arnesi insospettabili abitati da fantasime, spiriti, poltergeist e demonietti di varia natura, ognuno in qualche modo troppo volgarmente molesto per permettere al buon castellano (tanto paziente del resto, per dir la verità) di esercitare quell’indifferenza tutta anglo sassone che si usa accordare alle cose strampalate, soprattutto in materia di fantasmi e castelli.
I topi, da sempre in contatto telegrafico con la madrepatria, ne ricordavano solamente sei, e ne riportiamo l’elenco rabbrividendo ancora: in primis il calzante incalzante, che, come pervaso da un senso d’efficienza più svizzero che scozzese, pare non si contentasse di un paio di scarpe e continuamente tentasse, piuttosto, di infilare la stessa coppia di talloni in un’intera scarpiera da gagà; di seguito la spillatrice urlatrice, i cui punti facevano sanguinare carta e cartoncino istigando ogni plico a gridare di dolore come una prefica di cellulosa insolitamente bidimensionale; poi il mantice all’astice, dal quale cannello prorompeva un afflato nauseabondo di crostacei marcescenti che, se non fosse bastato, mortificava addirittura le braci invece che fomentarle. Particolarmente inquietante era, inoltre, il portacenere marte e venere, che ad ogni sigaretta spenta gemeva di piacere con barriti tali da svegliare di soprassalto non dico la famiglia di vicini del piano di sotto – esercizio da poco, degno semmai di qualche comune elettrodomestico di quelli spacciati a domicilio – ma, come più volte si dice sia accaduto, l’intero quartiere residenziale di Southwark, nel nord Irlanda, a mille chilometri da Aberdeen (e i ricchi, si sa, hanno il sonno pesante, specie se irlandesi). C’erano poi lo specchio parecchio, in grado di aggiungere centosessanta chili alla silhouette di qualunque donna – pare che lo spirito parassita per gli uomini avesse un debole – e di qualsiasi altra creatura di sesso femminile cui capitasse la sfortunata occasione di riflettervisi per poi farsene beffe e ridere a crepapelle; e, dulcis in fundo, sisifo il sifone, che pareva in tutto e per tutto un normalissimo sifone ma aveva comunque, a detta dei topini, un nome sinistro di cui fidarsi poco.
Ebbene, i sorci del forno, svegliati dal fischio e immediatamente accorsi sul piano cottura a rimirarne l’inattesa emettitrice, non poterono che convenire sulla certa appartenenza dell’anomalo bollitore all’altrettanto anomala batteria d’oggetti che abbiamo elencato. ‘Deve essere il settimo’ si dissero, ‘il settimo sinistro spiritello’, e si sbrigarono a disinnescare la cerniera del coperchio per indagare più a fondo.
[ continua... ]

Fumo negli occhi alle 21:24
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venerdì, 31 ottobre 2008 | Posso?

Professoressa scusi...sì dico a lei. Sì sì buongiorno volevo...sì sto bene. Tutto a posto. Senta avrei bisogno...come dice? Sì sì è una kefia. Kefia, con la kappa, è una specie di copricapo mediorientale...eh...sì mi fa piacere che sappia cosa significa ma vede, proprio a proposito di ques...no no,non metto in dubbio che ce l'abbia anche lei, va bene. Sì sì ho sentito di questa storia della riforma sì, appunto volevo chiederle...oddio dal telegiornale professoressa. Certo che lo guardo il telegiornale, certo. Ma guardi lo so, sono preoccupato, siamo tutti preoccupati, proprio per questo volevamo...va bene va bene, incazzati, incazzati. Ma no che non mi vergogno di dirlo, sono d'accordo che quando ce vò ce vò, però mi stia a sentire. Cazzo professoressa, non insinuo che lei sia una fascista che non ascolta gli studenti, però dai, sto cercando di dirle che...scusi scusi, mi è scappata...eh lo so che non si dice cazzo, lo so, però quando ce vò...va bene va bene, ritiro, basta che mi ascolti. Sì sì, lo so che ai tempi suoi non vi stavano mica a sentire così, lo so, sono fortunatissimo dai...ma no che non sono sarcastico su, lo so che ha combattuto per me ma adesso è ora che lotti io non crede? No, non lo leggo Moccia, no. Ma pure ai tempi suoi si picchiavano i ragazzini, andiamo, solo che non lo sapeva nessuno. Eh. Ma sì, il disagio, ho capito, ma insomma ce l'ha letto lei il giovane werther, è l'età. Senta, ho capito che una volta si era più sereni e si parlava, ho capito che andavate per strada a parlare, e si parlava ovunque e parlavano tutti nonostante le... eh sì, appunto non vuole farmi dire sta cosa in nome di sto cazzo di sessantotto in cui si parlava? Scusi mi è scappata. Scusi. Beh, le volevo solo dire che noi si pensava di occupare. Per cui ci farebbe piacere se ce lo impediste. Cioè...se cercaste di farlo insomma. No no non ha capito, non voglio che apra le porte...cioè sì, ma vorrei costringerla a farlo insomma, vorrei che opponesse resistenza. Eh sì, magari minacci di chiamare la polizia ecco, si metta davanti alla porta. Tanto se la picchiamo è colpa nostra e se lei risponde è legittima difesa. Eh lo so che impediamo a tutti di studiare, l'idea è quella. Sì sì appunto. Lo so del diritto allo studio, le sto dicendo che vogliamo occupare. Scusi ma che me ne frega della lezione inlaboratorio? No! Non vogliamo rimandare a dopo il pagellino, sennò che disagio creiamo? Ma no, no,non vogliamo che ci aiutate cazzo, bloccateci. Oddio la prego non ci incoraggi a occupare, la prego. Sì guardi, se prova a far entrare lei gli studenti e a occupare con noi le giuro che la polizia la chiamo io. Come? Fascista a me? Professoressa lasci la mia kefia. Professoressa no, siamo noi che occupiamo cazzo, siamo noi incazzati, lei ha un ruolo istituzionale, al massimo scioperi, vada in piazza, mica può davvero convincere il collegio docenti a farci entrare. Oddio davvero siete già d'accordo? Come dice? State già occupando? Cazzo, dovete sgomberare, siamo noi che occupiamo porca troia. No, no, si calmi, no, posi quella catena oddio, NON SONO UN INFILTRATO DELLA POLIZIA AIUTO!

[Non è conl'ignoranza che risolveremo mai i problemi generati dalla cultura]

Fumo negli occhi alle 11:48
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mercoledì, 15 ottobre 2008 | Posso?

Interessanti/interessate informazioni:

#1. La mia fidanzata ha scritto un adorabile racconto in 800 battute a proposito del complesso risveglio di un simpatico signore  ossessivo compulsivo (Marzia dice che è una donna, ma io non ci credo). Lo ha fatto perchè partecipa ad un concorso, e questo concorso si vince con i voti della gente on-line. Ora, visto che siete qui, voi siete certamente gente on-line, per cui sarebbe molto carino da parte vostra
clickare qui e poi sul tastino VOTA sotto al box del racconto inviato il 13/10/2008 16:42:48 che comincia così: "Il momento peggiore è il risveglio" che è quello di Marzia. Tanto vi assicuro che è il migliore, io me li sono letti tutti. Se non vi fidate del mio giudizio poi, leggetevelo pure e leggetevi tutti gli altri. Vi piacerà quello di Marzia, lo voterete e sentirete dal fondo del vostro cranio una vocina echeggianre 'te l'avevo detto-ettoh-ettoh-ettoh' (sarà la mia).

Sintesi istruzioni:
http://cis.laser-group.com/scrittorincittaSMS/Default.aspx < Andate qui
13/10/2008 16:42:48 " Il momento peggiore è il risveglio" < Votate questo. (se non è nella prima pagina clickate su pagina successiva u.u)
Ripetete l'operazione ogni volta che non sapete cosa fare su internet *-*

#2. La distribuzione nazionale della mia casa editrice sta procedendo inesorabilmente come uno spettro che si aggira per lo stivale. Per chi fosse interessato a comprare il mio libro (quello pieno di poesie con la copertina fluo - compratelocompratelocompratelo) clickate qui e cercate la libreria più vicina a casa vostra  (o in alternativa ordinatelo in una libreria non citata specificando che le spese di spedizione, come per ogni casa editrice rispettabile, sono a carico di Aìsara e che il libro è bello u.u)

#3. Nel numero di Novembre della rivista 'Le Voci della Luna' uscira una recensione di Diramarsi. Io l'ho già letta e mi piace un sacco.

A presto miei fidi

[Non mi allontano, altrimenti il caffè esce e macchia i fornelli. E io impazzisco. M.d.A.]

Fumo negli occhi alle 14:10
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martedì, 23 settembre 2008 | Posso?

"...vedi, è che di questa ragazza non è che mi sono innamorato.
 Cioè... sì, ma non è precisamente come uno può pensare insomma...boh.
 Cioè... nei casi normali vedi una e magari ti piace no? Insomma... ti sta simpatica, ci esci, la frequenti... che ne so, ci scopi. E dopo un po'pensi 'minchia... io questa qui la amo'. Giusto? Ecco, nel mio caso non è andata così, proprio no, davvero. Per niente, proprio diverso...
Come dici? Diverso in che senso? ...boh, non lo so...come te lo spiego?
  Dunque... ti è mai capitato... non so, quando porti fuori il cane e sei incazzato e giri per ore... quando cerchi un posto e sei in macchina, boh... una cosa così... ti è mai capitato, dico, di perderti?
  Ecco... e quando sei proprio perso - e ti senti un coglione, perchè sei nella tua città, nel tuo quartiere, dietro casa tua magari! - cos'è che fai? All'inizio continui a girare come un peone, convinto che da qualche parte la strada sbucherà. Poi ti cominci a incazzare, parli da solo, gesticoli - e se sei in macchina ti metti pure a urlare magari. Hai presente? Alla fine ti sale in petto una specie di brivido. E'una specie di paura strana... un principio di paura, una cosa insopportabile che ti abbatte completamente e riduce a un pizzico il tuo amor proprio. In tutto ciò sei pure stravolto, hai freddo e ti rode il culo come mai in vita tua. A quel punto, devi chiedere a qualcuno.
  Passi davanti a un signore e pensi 'nah, quello è rincoglionito! Si vede, figurati se capisce quello che dico'. Passi davanti a un ragazzino e pensi ' mo che faccio, mi metto a chiedere ai pischelli? Quello mi manda apposta in culo a venere'. Passi davanti ad un cinese e pensi ' sì, adesso vado a chiedere indicazioni ai cinesi che girano all'ora di cena!'. Passi davanti a una signora troppo brutta, a uno zoppo troppo zoppo e ad un tizio troppo...boh, insomma, li scarti tutti. E piano piano cominci a non reggere più, la paura sale, diventa seria, passa lo scazzo e rimani tu, il tuo cane (o la tua macchina) il buio e un cazzo di vecchietto a dieci passi che sicuramente non capirà neanche che gli stai rivolgendo la parola, ma tu sai che dovrai per forza prenderti le palle in mano e farti spiegare da lui come cazzo si esce dal fottuto buco di merda in cui ti ti sei cacciato come uno stronzo. Ci sei? Ti è chiaro il momento? Riesci a capire di cosa ti sto parlando? Bene, seguimi perchè qui casca l'asina.
 Dunque, quello è il momento in cui azi gli occhi. E vedi un lampione. Vedi un rampicante, un cartello, un cassonetto...quello che ti pare. In sostanza vedi una cosa che riconosci subito. Può essere anche un odore eh, una luce, una cosa così. E tu sorridi, sei contento di te. Mandi mentalmente affanculo il povero vecchio ignaro con una certa soddisfazione - 'col cazzo che chiedo indicazioni ai vecchi di mostacciano b io!' - e parti di corsa verso...sì insomma, verso quella cosa. Segui la scia di cose che ti ricordi, che riconosci, la segui contentissimo, la segui per mezz'ora, pure di più. Finchè non arrivi in un posto che è...come dire? Familiare. Un posto che sei sicuro di conoscere benissimo, di aver frequentato, un posto bellissimo che ti fa pensare di essere praticamente dove dovevi arrivare, che ti piace e che ricordi piacerti da sempre, da sempre. Allora ti guardi intorno, respiri forte, ti asciughi il sudore e...beh, sai cosa scopri? Che in quel cazzo di posto in realtà tu non ci sei mai stato. Che non ci sei mai passato, che non sapevi neanche che esistesse. Leggi il cartello e neanche il nome della piazza ti dice niente. La cosa ti fa strano, ma... boh... la paura è passata, è passata l'ansia, non devi più chiedere a nessuno. Ti torna in mente che due ore fa hai imboccato un vicolo maledetto -solo adesso ti ricordi che era quello sbagliato - che stai girando in tondo -cazzo, come hai fatto a non accorgertene? - e che...beh... è proprio ora di andartene a cena e guardarti un film."

"...e allora?"

"E allora io a casa non ci sono tornato. E ho messo le tende in quel posto là. E lascia che te lo dica, è tutta un'altra cosa."

---

["Questa Marzia ti ho proprio messo radici eh?" N.B.]

Fumo negli occhi alle 01:39
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domenica, 10 agosto 2008 | Posso?

Allo stop tento di mettere insieme un nodo decente con i due baffi di cravatta che mi ritrovo appesi al collo. Fa caldo, non sono concentrato e i semafori rossi durano sempre poco quando hai qualche cazzo da fare dentro la macchina. Anzi, durano poco solo quando hai da fare dentro la macchina. Bah, lascio perdere. Ripartendo acchiappo la mezza sigaretta dal portacenere, la passo nella mano sinistra e ripeto ad alta voce l'indirizzo che sto raggiungendo. Che palle. Ho una specie di serpente atzeco in misto seta antracite che mi pende dal colletto. Che - palle. La cosa che mi dà più fastidio in assoluto poi è la sigaretta. Quando mi immagino a fumare, quando penso a me, seduto sul sedile della mia macchina, con la radio sui velvetunderground&nico (diamine, è proprio vero che la metà dei complessi musicali con pretese pseduo-glam di questo mondo ha 'velvet' nel nome e l'altra metà un/a cantante mediamente androgino/a che ci mette la faccia) quando, dicevo, mi figuro con la sigaretta in bocca, l'immagine che ho in mente è simile a quella che danno gli attori giovani dei film di oggi sugli anni sessanta quando fumano. Presente? Loro sembrano piccoli, la sigaretta enorme. La sigaretta... non so... ti distrae, ti ipnotizza, e loro possono anche essere bruttini grassocci o goffi ma tu non te ne accorgi. E'un trucchetto che nel puzzolente mondo vero (ho fatto le prove, sono sicuro) dura massimo un paio di tiri. Di seguito ti ritrovi in mano un mozziconcello di paglietta da ridicolo tossicomane, e sei squallido. Certo, potresti comprare sempre 100s, ma diaciamocelo:  fa un po'checca. Ci ho pensato parecchio e a lungo ho avuto tre plausibili possibilità a ronzarmi in testa. Tutte e tre poco convincenti comunque. O gli fabbricano apposta sigarette più grosse (e quel punto ci si può far poco). O li scelgono in base al peso corporeo e alla sottigliezza delle dita (e prendendoli tutti anoressici terminali tu povero stronzo non hai un paragone umano per rendertene conto). Oppure, ma questa è quella che mi convinceva di meno, quegli attori sono proprio belli. Sono tutti talmente belli e talmente bravi che non è affatto una questione di sigarette o di moine, no, si tratta di stile. Come per il fatto che fumano a rotella e sembra che gli scivoli sempre in gola come sciroppo di amarena. Ci ho pensato tanto, sul serio, e poi qualche viaggio in macchina fa, un viaggetto simile a questo, sono arrivato al punto e mi sono sentito cretino. Quando capisce certe cose uno si sente sempre un po’cretino. E’ovvio no? A pensarci ogni scena che duri quanto dura una sigaretta media accesa in bocca a un cristiano (quanto, sei, sette minuti?) ha un numero spropositato di tagli. Campi, controcampi, primipiani e roba varia. Se è un film tipo ‘psichedelico’ poi, ancora di più. E davvero uno può essere così cretino da pensare che per tutti quei tagli (che sono riprese singole, separate, magari prese anche in giorni diversi) il maledetto attore fumi la stessa maledetta unica bellissima sigaretta? Cazzate! Questi si fumano un pacchetto intero per sette minuti di film, un pacchetto intero, e tu hai l’impressione che si siano fumati una sola, mastodontica, monolitica e fallica sigaretta meravigliosa che li fa godere e li rende belli ogni volta come il primo tiro. Non ci pensi neanche un secondo che hai visto come minimo quindici primi tiri in un solo ed unico dialogo con uno dei due che fuma. Dura solo un paio di tiri quell'effetto, ma quelli sono sempre i primi due tiri. Sospensione stramaledetta della stramaledetta incredulità. Il cinema che ti fa credere di esserti rimediato una scopata quando ti stai facendo una stronzissima sega da liceale. Dovrebbero far ballare la telecamera o qualcosa di simile per non farti scordare che stai guardando un film, davvero. D’altronde, su queste sciocchezze da tragitto in macchina senza musica (niente nico, ho la radio nell’altra borsa) finisco per arrovellarmici troppo e il viaggio finisce senza che me ne accorga. Grazie al cielo questa volta la strada la conoscevo e non mi pare di essermi perso. Quantomeno così conferma il numero civico che leggo sulla sinistra. E’una di quelle maioliche con il numero e il nome della via aggiunto sopra. Comodissime. Dovrebbero metterci sempre il nome della via, sempre. Parcheggio sui due metri di sterrato accanto al palazzo, tanto faccio presto. Scendo e mi accorgo di avere ancora la sigaretta accesa in bocca. Mi viene un po’da ridere. Alla fine, cazzo, non dura poi così poco. Con calma raggiungo il cancelletto di ferro, lo apro, calpesto il vialetto e cerco il citofono. Scorro sui nomi col dito ma nessuno mi dice niente. Che palle. Cerco il foglietto nella tasca con una punta di vergogna mascherata da fastidio. Se fossi nel bel mezzo della scena di un film o di uno di quei racconti che vanno adesso, quelli brevi e senza una vera trama, apparentemente poggiati su gratuiti esercizi di retorica e redenti forse solo da quel retrogusto vagamente noir che li rende in qualche modo narrativamente commerciabili, quei sottoprodotti con periodi tanto lunghi da farti perdere quasi il filo del discorso con salvataggi in corner…insomma, se fossi uno di quei personaggi da libro, sarei abbastanza imbarazzante ecco. Dovrei ricordarmele a memoria certe cose, ma che vuoi farci. “Di Veroli” maledizione, “Di Veroli”. Lo ripeto un paio di volte borbottando mentre mi rimetto in tasca il foglietto. Citofono, finalmente, e lei risponde subito.
“Sì?”
“Sono il lupo mangia frutta” rispondo, e solo un istante dopo mi rendo conto che la domanda non era per niente ‘chi è?’, e che la mia risposta era una cazzata e che se fossi stato in uno di quei racconti che bla bla bla vedi sopra…
“Che frutto vuoi?” brava, sorvola sulla mia defaillance e sta al gioco. Bravissima. A questo punto però io ci penso un po’…
“uhm…”
“…”
“…papaia.”
“Oh…”

“Cosa c’è?” lei ride un po’. Non vorrei azzardare, è pur sempre al citofono, ma mi pare un poco a disagio.
“Cazzo, pensavo proprio a quello” yes…
Lei mi apre ed io entro. Nell’atrio controllo di avere tutto. Ci vorrà un po’di tempo per sbrigare bene la faccenda. Alzo gli occhi e mi accorgo di essermi fermato davanti ad uno specchio. Sorrido. Il nodo alla cravatta…
Lo sistemo finalmente prima di chiamare l’ascensore. Mi piace fare questi lavori d’estate, i palazzi sono sempre semivuoti.
[ Sorry. Se non vi va di leggerlo è ok, lo so, è lungo. Ma è poco impegnativo, giuro.  Per i curiosi, cercate su Google. Buone vacanze. A.G. ]

Fumo negli occhi alle 02:41
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sabato, 28 giugno 2008 | Posso?

Diramarsi4LuglioClick!

4 Luglio (Venerdì prossimo)
Ore 20.00
Libreria Caffè Flexi
via Clementina 9
(traversa di via Cavour, vicinissima alla metro Cavour)

 


  

 

La prima presentazione del mio primo libro.
wow...mi fate pubblicità e...

 

...ci venite...vero?

 

[ogni poeta vende i suoi guai migliori A. M. ]

Fumo negli occhi alle 03:40
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sabato, 17 maggio 2008 | Posso?

Lui mi fa "O la borsa, o la vita". Io alzo le mani, ma mi acciglio. Rifletto due secondi, poi rispondo "Scusami ma...se dico la vita poi tu ti prendi anche la borsa. No?". L'ho preso in contropiede. Abbassa leggermente la pistola "Che vuol dire? Che cazzo mi rispondi...la vita?". Ha il tono di uno che prende per il culo, ma gli rispondo serio "Guarda, io ho l'assicurazione. Non vedo i miei figli da tre anni e non mi dispiacerebbe fargli avere qualche soldo. Se mi ammazzo da solo non glieli danno...e poi qui è un casino procurarsi una pistola. Alla fine mi vieni comodo". Non è il discorso a spiazzarlo, ma la logica stringente. Assolutamente comprensibile, mi dispiace un po'metterlo in questa situazione. "Dai...che faccio...ti ammazzo?" si stringe nelle spalle, costernato. In fondo, è un buono. "Boh, c'è questa storia della borsa. Alla fine se te la do non mi uccidi, non ti conviene. Se ti prendono è sempre meglio scippo che omicidio, ne converrai. D'altronde, se mi ammazzi la borsa me la prendi, so anche questo. Non posso biasimarti, che fai? Ammazzi una persona e neanche ci guadagni? Solo che alla fine a me non conviene mai, e mi indispettisce lasciarti la roba mia". Segue il discorso con attenzione, e sembra punto sul vivo. E'uno onesto, non vuole fregarmi, glielo si legge in faccia. "Io ti capisco, ma mica ti posso lasciar andare così! Mi hai visto in faccia! Ok che non ti conviene, ma io tengo famiglia, qualcosa ci devo pur svoltare stasera". Logica stringente anche la sua. Sospiro, guardo l'orologio. Ho un po'di fretta. "Senti, facciamo così. Io la borsa non te la do, e qui non ci piove. Ecco." Mi sfilo un centinaio d'euro dalla giacca e glieli porgo. Li prende. "Tieni questi per il disturbo e...beh...sparami, via." Annuisco, sorridente. Anche lui sorride, ma più per nervosismo. Si infila i soldi in tasca. "uhm...allora la vita?" "Vada per la vita, sì." "Sicuro?" "Sì sì, dai." "La...accendiamo?" Accenna una risata, ma non gli vado dietro. Alla fine sto pur morendo, mi pare inopportuno. Lui sembra capire e alza la pistola. La tiene alzata. Dito sul grilletto. Ecco... ecco... ecco... niente. Tira su con il naso. "No guarda, non ce la faccio." Si scioglie, scuote appena la testa. Io schiocco le labbra, spazientito. Fa per ridarmi i soldi ma lo blocco "Dai dai, tienili. Vattene su, non farmi perdere tempo." Lui si scusa, e mi rabbonisco. In fondo deve essere pesante anche per lui. "Dai, tranquillo. Magari ci rivediamo da queste parti. Ora sul serio, devo scappare. E...sorridi, sul serio. Tanto la borsa neanche ce l'ho" Sbuffo, sorridendo mentre mi allontano "lo so che è un modo di dire ma per chi mi hai preso? Per una signorina?". Arrivo alla fermata dell'autobus un po'deluso, ma nel complesso soddisfatto.

[Proteste di teiere da lavare I.F.]

Fumo negli occhi alle 02:39
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venerdì, 02 maggio 2008 | Posso?

Conto di tirar su un sito vero con tanto di dominio e robetta simpatica. Ma intanto... http://www.aisara.eu/libro.php?id=29

Per chi ci va, ci vediamo a Torino dall'8 all'11 Maggio. Sono alla fiera del libro a trattare con le fuggitive...

*Aggiornamento

Per completezza di informazione: ore 18.30, stand aisara, fiera del libro di Torino. Incontro i lettori, anche se ancora non ci sono. Magari non incontro nessuno, ma c'è la mia fidanzata, c'è qualche amico, c'è il mio editor (con il suo socio brutto, pare) e c'è la mia prima raccolta di poesie. Direi che, per ora, ci accontentiamo.

[Non sono nato per essere nato, C.B.]

Fumo negli occhi alle 10:33
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martedì, 08 aprile 2008 | Posso?

 

Di queste nostre forme adolescenti
dai gusci disciolti, scomposte e comiche,
frastagliate e friabili se segui
le linee di frontiera dubitose,
se saggi i margini argillosi e incerti,  
rimarrà, forse, un ologramma atomico.
Già ci immagino, rosi e desolati
ad abitare le deformazioni
di quelli che saranno templi sfatti
e tempi arsi a misurarsi a distanza
precisi, vagando di stanza in stanza
per le dimore del disfacimento.
Traslocheremo dentro le memorie,
di pacco in pacco porteremo tutto
negli antri sfitti dell’adultità.
Sarò con te quando verranno a prenderci
ci troveranno decomposti e allegri.

---

Non so se lascerò a lungo questa poesia online. Vorrei partecipare a certi concorsi...quindi forse sarà il caso di levarla. Ma tu mi dici (senza giustizia eh, diciamolo!) che scrivo sempre meno per te. Non è vero.
Con tutto il mio amore.


[Ginecologo: "E'maschio" Io: "Chi?" A.G.B.]


Fumo negli occhi alle 02:19
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Al mio eroe. Con immutato affetto.
"Un faro nella notte è di certo più utile di una torcia. Però si fa fatica a tenerlo in mano. "


Dall'Infanzia al debutto
:

"Poichè ogni nostro intento fiorisce dall'esito, si debutta malaccio, checchè ne abbia pensato la critica dell'"è nata una stella" d'allora. "

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-Sua Madre voleva chiamarlo Andrea, ma uscì con un urlo tale che dovette scegliere un nome più altisonante.

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Matonna.

Certe volte mi giro e sento il tuo odore e non riesco ad andare avanti cazzo non riesco ad andare avanti senza esprimere questo terribile cazzo tremendo fisicamente doloroso cazzo questo desiderio che ho di te .

Sarah Kane

- Dovevo portare te all'esame. Sono bravissimo a parlare di te
- Mi avresti elogiato abbastanza?
- A metà. Ti avrei smontato e poi rimontato
- Al mio esame ho gridato 'duce'. E'stato pirotecnico
- Adoro i fuochi d'artificio
- Fireworks!
- Che inglese viscerale..
- Sì, sottopelle, assolutamente.

E' meglio che ogni nodo si slacci
e vincano i sopravvissuti
e il sangue lavi la memoria
come un utero

---


Sono meglio io.

Georgia corpo 12, perchè non sono intelligente, sono brillante.
Lucky Strike Red,
perchè non sono un poeta, sono un ragazzino.
Sciarpa lilla,
non viola, perchè non sono bello, sono interessante.
Lettere e Filosofia,
perchè non sono ottimista, sono ambizioso.
Media del Trenta, perchè non sono un genio, sono un affabulatore.
Innamorato.
Perchè Marzia.

"Amore perchè mi guardi male, io ti amo!"

"...mi hai appena tirato un polipo in faccia..."

* Marzia abita nei miei capelli ma scivola.
Marzia è rosa ed è anche un poco scioccah.
Marzia è una scimmia emo.
A Marzia piace la banana
(anche quella americana)

===>Clickando qui<===
si accederà ad una versione più grande di Marzia.


P.S.
E poi vienimi a dire che non ti amo...<3


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